Le nuove norme sul volontariato (2025-2026) introducono una stretta su formazione, sicurezza (DPI) e controlli sanitari, in particolare per la Protezione Civile (DL 159/2025). Dal 2026, il volontariato è riconosciuto anche come valore formativo/professionale e la riforma fiscale del Terzo Settore diventa pienamente operativa.
Ecco i punti chiave delle novità:
a) Sicurezza e Salute (DL 159/2025): I volontari, specie nella protezione civile, devono ricevere formazione, addestramento e dispositivi di protezione individuale (DPI) adeguati. Previsti controlli sanitari obbligatori.
b) Responsabilità: Le organizzazioni devono garantire condizioni operative sicure, con obblighi specifici per i rappresentanti legali.
c) Riconoscimento Competenze: Il volontariato assume valore formale e strutturato, con validazione delle abilità acquisite, utile per studi e concorsi pubblici (dal 2026).
d) Riforma Terzo Settore (RUNTS): Dal 1° gennaio 2026 entra in vigore il nuovo regime fiscale organico per gli Enti del Terzo Settore (ETS), chiudendo la fase di transizione per le ex Onlus.
e) Collaborazione PA: Nuove regole per la co-progettazione e la convenzione tra enti pubblici e organizzazioni di volontariato.
Queste norme mirano a bilanciare la natura solidaristica del volontariato con la necessità di professionalità e sicurezza operativa
Riflessione sulle nuove norme del volontariato
Il volontariato in Italia sta vivendo una fase di profonda trasformazione. Le recenti evoluzioni normative, inserite nel più ampio quadro della riforma del Terzo Settore, non rappresentano soltanto un aggiornamento tecnico-legislativo, ma un vero cambio di prospettiva culturale.
Da un lato, si rafforza l’idea di un volontariato sempre più strutturato, trasparente e riconosciuto. L’introduzione di regole più chiare, la centralità del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore e la crescente attenzione alla tracciabilità delle attività vanno nella direzione di garantire maggiore affidabilità e credibilità a tutto il sistema.
Un elemento particolarmente significativo è il riconoscimento delle competenze maturate dai volontari. L’esperienza sul campo non viene più vista solo come “impegno gratuito”, ma come percorso formativo reale, capace di generare abilità organizzative, relazionali e operative spendibili anche nel mondo del lavoro e della scuola. Questo rappresenta un passo importante: valorizza la persona e dà dignità al tempo donato agli altri.
Dall’altro lato, però, queste innovazioni portano con sé anche nuove responsabilità per le associazioni. La maggiore complessità burocratica, gli adempimenti amministrativi e la necessità di adeguarsi a regole sempre più precise possono diventare un ostacolo, soprattutto per le realtà più piccole o basate esclusivamente sulla buona volontà dei soci.
Il rischio, se non accompagnato da un adeguato supporto, è che il volontariato perda parte della sua immediatezza e spontaneità, quella dimensione umana che lo ha sempre reso unico.
La vera sfida dei prossimi anni sarà quindi trovare un equilibrio: da una parte la necessaria professionalizzazione e trasparenza del sistema, dall’altra la tutela dello spirito originario del volontariato, fatto di solidarietà, partecipazione e libertà.
Il volontario non deve diventare un “operatore burocratico”, ma rimanere una risorsa viva della comunità. Le norme devono essere uno strumento di crescita, non un freno alla passione.
In questo senso, il futuro del volontariato dipenderà non solo dalle leggi, ma dalla capacità delle associazioni e delle istituzioni di lavorare insieme per semplificare, valorizzare e sostenere chi ogni giorno sceglie di donare tempo ed energie agli altri.
